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Cenni storici su Orta Nova

Il sito di Orta Nova è citato come punto di riferimento geografico in atti notarili del 1142. Come casale, compare in un documento del 1184, alle dipendenze dell'Abbazia di Venosa. Fu residenza imperiale di caccia, fatta erigere da Federico II. Da questa sede Federico II emise nella primavera del 1240 numerosi editti, raccolti nei "Registri della Cancelleria Angioina" ricostruita da R. Filangieri. Nel 1250 Federico II improvvisamente muore, e con lui tutto il suo impero. Tra il 1272 e il 1273, Orta fu abbandonata dagli abitanti, inducendo Carlo D'Angiò ad ordinare di ritornare stemma comune ortanovanel "Casale", promettendo esenzioni dai tributi. Con gli Aragonesi, nel 1418, Orta da proprietà regia diventava feudo dei Caracciolo insieme a Cerignola. Con una lettera del 1429 la regina Giovanna II conferisce l’incarico di sovrintendere alle necessità di chi conduceva le greggi al pascolo in Puglia e Capitanata, istituendo così la "mena", regolata nel 1447 con nuove norme da Alfonso d'Aragona. A tali pascoli, riuniti in comprensori, fu assegnato il nome di "locazioni" e nel 1548 fu istituita la "locazione d'Orta". Il 2 novembre 1611 il feudo fu acquistato dai Gesuiti che iniziarono la trasformazione della residenza imperiale. Nel 1615 è documentata una spesa di 800 ducati per la costruzione di taverna e masseria; i Gesuiti in seguito continuarono ad investire, spendendo nel 1645, 1.500 ducati per ampliare il palazzo e costruire la Chiesa, demolita nel 1951. Attorno al convento dei Gesuiti e alla Chiesa sorgevano i primi nuclei abitativi di Orta Nova. Espulsi i Gesuiti nel novembre del 1767, il grande feudo ritornò alla corona. Nel 1773, per ordine di S.M. Ferdinando IV (poi I), furono istituite le colonie di Orta, Ordona, Carapelle, Stornarella e Stornara: i "Cinque Reali Siti". Ciascun colono ebbe in affitto renovandum una partita (10 versure) di terreno sativo, due bovi, le sementi, una casa con due versure di mezzana ad uso di pascolo. Le famiglie di Orta (105) e dei villaggi annessi di Ordona (93) e di Carapelle (56) vennero dalla Capitanata e dalla terra di Bari. Le colonie furono poi vendute dai Borboni; e nel 1795, rescisso il contratto, furono cedute al duca Nicola de Sangro. In seguito, in un clima di rinnovamento politico e sociale, il re Giuseppe Napoleone I affrancò gli abitanti da ogni sospensione sopprimendo la Dogana delle pecore, per dare migliore assetto ai cinque siti. Per la legge sul Tavoliere, i coloni furono chiamati a rinnovare il contratto che da affitto temporaneo divenne perpetuo. Nel 1806 Orta, con altre colonie vicine, fu riacquistata dal Demanio e due anni dopo, con decreto di Giuseppe Napoleone I, Orta fu eretta a comune autonomo.

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